lunedì 27 maggio 2013

dai giochi di fantasia ai giochi con regole


Dai 3 anni ci sono due grandi cambiamenti:
- i temi del gioco simbolico non dipendono più dall’esperienza diretta, diventano temi di fantasia,
- la partecipazione sociale è ben definita con ruoli che definiscono un aspetto peculiare del gioco.

Il gioco simbolico si differenzia da quello di fantasia o sociodrammatico: nei contenuti (situazioni di fantasia), nella partecipazione sociale e nella presenza di regole, nella pianificazione esplicita e condivisa delle azioni di gioco prima che vengano eseguite che indica la consapevolezza dei bambini di collocarsi in un mondo immaginario.

Il gioco di fantasia
-vengono interpretati ruoli immaginari
- “drammatico” perchè sono riconoscibili azioni, personaggi, trame
- “socio” per la natura collettiva del gioco e la presenza di ruoli socialmente codificati
- trasformazioni volontarie dello spazio, tempo, ruoli, oggetti; dichiarate o segnalate dalla mimica, cambio di voce, esagerazione dei gesti, canonicità delle azioni
- i bambini sono consapevolmente coinvolti, evidenziano l’essere dentro o fuori
- è sotto il controllo di un piano mentale: non determinato dalla situazione, dalle risorse disponibili ecc
Il gioco di fantasia è una situazione didattica informale in cui i bambini consolidano le loro conoscenze sociali mettendo in pratica ciò che sanno circa ai ruoli e comportamenti sociali

LE REGOLE DEL GIOCO DI FANTASIA: sono concordate, alcune sono di carattere generale e riguardano la partecipazione sociale e le procedure di gioco; altre sono specifiche e si applicano a particolari episodi di gioco.

METACOMUNICAZIONE E GIOCO DI FANTASIA: questo gioco richiede notevoli capacità metacomunicative: dare informazioni sulle interazioni in corso, sul significato da dare a ciò che si sta facendo e riguarda il modo in cui i giocatori comunicano che le loro azioni sono “per finta” e le cui conseguenze sono diverse da quelle che si verificherebbero nella vita reale.
I bambini hanno bisogno di comunicare affinchè il gioco funzioni.

COMPONENTI DEL GIOCO DI FANTASIA: gran parte dei discorsi dei bambini riguarda il “come” si gioca.
Garvey: la maggior parte dei giochi di fantasia rappresenta le conoscenze che il bambino sviluppa sul mondo sociale; studiando le componenti tipiche di questo gioco (ruoli, piani, oggetti, scenari) possiamo ricostruire le conoscenze dei bambini sul mondo reale.
Ruoli: - funzionali: definiti dal piano di azione di cui fanno parte e all’interno del quale assolvono specifiche funzioni
       - familiari: organizzati a coppie, in accordo con il genere di appartenenza
       - caratteristici: attività, occupazioni che i bambini conoscono meglio, agendo in modo congruente al ruolo o evocandolo
la scelta dei ruoli è legata al sesso e all’età; la loro desiderabilità fa si che ci sia negoziazione e comporta ruoli a termine, alternanza..
Piani: sequenza cordinata di azioni riguardanti uno specifico tema;
- ogni piano prevede un repertorio limitato di azioni, un inventario di ruoli (funzionali, famigliari, caratteristici) e oggetti;
- le fonti sono varie: storie di fantasia, personaggi televisivi, esperienze personali
Oggetti e scenari: influenzano le modalità di gioco, i ruoli e i piani adottati
- le esigenze possono condurre a trasformazioni simboliche di oggetti e luoghi: il bambino non dipende più dalle proprietà fisiche degli oggetti, è libero da vincoli  e assegna al linguaggio una funzione preminente di condivisione della rappresentazione mentale per mantenere uno scenario coerente

I giochi con regole
Piaget: i giochi con regole devono soddisfare 2 criteri:
- è necessario che vi siano almeno due partecipanti in competizione tra loro
- il comportamento dei giocatori è regolato da un codice prestabilito e convenzionale, rappresenta l’essenza del gioco
è quindi un gioco di natura competitiva con un obiettivo da raggiungere e compare alla fine dell’età prescolare,
i ruoli sono definiti a priori, ogni modifica alla regola deve essere stabilita e accettata prima di iniziare il gioco;
possono essere insegnati e appresi, hanno nomi che li rendono riconoscibili,
fanno parte delle tradizioni, cambiano nel tempo e comportano sanzioni per chi viola le regole del gioco

Origine e sviluppo dei giochi con regole: Bruner -> i giochi sociali del primo anno sono caratterizzati dalla presenza di una regola di interazione, tra bambini le prime forme di gioco con regole sono di natura collaborativa, in età scolare la competizione diventa dominante, determinando la nuova natura dei giochi con regole.

giovedì 23 maggio 2013

il gioco simbolico


Il gioco simbolico ha luogo quando il bambino mette in atto comportamenti di simulazione, differenziati dai comportamenti ”per finta”.
E' un gioco tipico del secondo e terzo anno in cui il bambino opera un’azione trasformativa sulla realtà, può immaginare sè stesso come fosse un altro, può agire sulla realtà fisica e sociale in modo creativo e libero da vincoli oggettivi.

L’evoluzione del gioco simbolico
Nei primi atti di finzione il bambino ha un ruolo attivo, i partner passivo per poi aumentare la capacità di operare trasformazioni simboliche, diminuendo la necessità di oggetti realistici, organizzando le azioni in sequenze coerenti.
La variabilità individuale è molto alta, influscono anche i fattori ambientali.
Da un livello di gioco all’altro sono necessari 3 passaggi cognitivi:
- processo di decentramento: estensione delle azioni per finta da sè stessi ad altri immaginari (b. agisce come fosse un’altra persona)
- processo di decontestualizzazione: le azioni sono repliche di quelle della vita reale ma si verificano in contesti diversi, in assenza dei risultati associati e senza un bisogno motivante all’origine.
- processo di integrazione: riferire la stessa azione a partner diversi in successione, coordinare i diversi atti collegandoli in una sequenza temporale e causale coerente

SCHEMI PRESIMBOLICI: fine del primo anno,
-sequenze ripetute per il piacere inaspettato che procurano, ripetute come rituali
- comparsa di schemi di azione che rispecchiano la natura sociale e convenzionale degli oggetti che vengono astratti dal contesto ordinario per rievocarli simbolicamente
- gli oggetti vengono  utilizzati in modo appropriato ma fuori dal contesto normale (conoscenza funzionale dell’oggetto nella realtà)

SCHEMI AUTOSIMBOLICI:  consapevolezza della differenziazione mentale tra letterale e per finta manifestata esagerando
- l’azione, sorridendo o tramite espressioni facciali;
- il repertorio riguarda le routine
- sono azioni rivolte a lui stesso senza includere partecipanti

GIOCO SIMBOLICO DECENTRATO: persone destinatarie diventano attori e protagonisti insieme al bambino
- il bambino mette in atto una singola azione alla volta (con combina azioni simboliche diverse e non anima personaggi immaginari)

GIOCO SIMBOLICO COMBINATORIO: connette le azioni e le rende coerenti
- utilizza oggetti inanimati come compagni effettivi di gioco (questo richiede livelli più complessi di astrazione e simbolizzazione)
- i partner immaginari hanno ruolo passivo
- il linguaggio denomina gli oggetti

GIOCO SIMBOLICO GERARCHICO: fine del secondo anno
- l’attività di finzione è regolata da un processo mentale, le azioni sono organizzate in sequenze coerenti, logiche e plausibili: a volte il piano mentale viene esplicitato, altre volte è agito
- riproduzione di diverse routine: forma precoce di rappresentazione mentale e rievocazione delle esperienze
- stratagemma del cambiamento di voce per animare: marca il passaggio di scena e i diversi ruoli assunti
- trasformazione simbolica degli oggetti: ridefinizione mentale della natura dell’oggetto (precede l’azione ludico trasformativa della realtà)

Gioco simbolico condiviso: è di carattere sociale, le azioni per finta sono poste all’interno di un copione condiviso, i ruoli sono complementari, le trame sono oggetto di negoziazione, i bambini sono in grado di sostenere sequenze di gioco lunghe e complesse. Episodica partecipazione degli adulti: il gioco simbolico diventa gioco sociodrammatico con i coetanei (verso i 4 anni)

Gioco simbolico e sviluppo del linguaggio: complessità del gioco legata alla produttività linguistica: capacità di pianificare gerarchicamente corrisponde alle combinazioni delle parole. Poi il linguaggio si sviluppa più rapidamente del gioco simbolico

Gioco simbolico e differenze individuali: il gioco simbolico contribuisce allo sviluppo socio-cognitivo, costruzione del senso del sè. è palestra nella quale esercitare e mettere alla prova abilità di pensiero e competenze sociali

venerdì 17 maggio 2013

Dall'esplorazione al gioco

Al già accennato piacere dell’esercizio delle proprie capacità, per il bambino si aggiunge il piacere di “essere causa”, volontà del bambino di dimostrare a sè stesso il proprio potere di sottomettere la realtà. Questo gioco ha inizio solo quando si è esaurito l’effetto della novità e il bambino ha acquisito famigliarità con gli oggetti

Esplorazione e gioco servono ad acquisire informazioni sull’oggetto e rappresentano la relazione del bambino con il mondo
esterno: l’esplorazione dà informazioni sulle proprietà degli oggetti ed il gioco dà informazioni su cosa si può fare con essi
Secondo Hutt l’esplorazione consiste in un’attività seria, determinata dallo stimolo e dall’organizzazione cognitiva; il gioco è motivato
dagli stati soggettivi, è più flessibile e piacevole

Linee di sviluppo dell’attività esplorativa
L’esplorazione indifferenziata diventa mirata e orientata: prima il bambino manipola gli oggetti uno alla volta, poi li combina per trovare le relazioni che li collegano: si formano aspettative e mostrano soddisfazione quando vengono soddisfatte; il bambino si rende conto di poter influenzare la realtà esterna con le proprie azioni.
Tra il 2° e 3° mese compaiono la presa dell’oggetto bimanuale, esplorazione sistematica riguardante le caratteristiche dell’oggetto, la coordinazione occhio-mano e abilità di prendere le cose e portarle alla bocca e estensione dell’azione a tutto ciò che lo circonda.
Dopo i 6 mesi il bambino inizia l'esplorazione delle differenze, la manipolazione selettiva in funzione delle proprietà delle cose.

Fattori che influenzano il comportamento esploratorio:
- novità e complessità dello stimolo 
- qualità e quantità dei materiali 
- caratteristiche dell’ambiente 
- differenze individuali
- continuità, estensione e durata del gioco sono collegate alle capacità di soluzione dei problemi.

Dall’esplorazione al gioco con gli oggetti
Verso la fine del primo anno l’attenzione del bambino si sposta dall’oggetto singolo alle relazioni tra le cose e i loro possibili collegamenti: gioco combinatorio con gli oggetti in cui il bambino fa esperienza delle proprietà di forma e dimensione degli oggetti.
In questo periodo il bambino fa un vero e proprio salto di qualità compiendo attività di ripetizione, organizzazioni prelogiche del pensiero, raggruppamenti degli oggetti per somiglianza, distinzione in base alle dimensioni e alla forma, corrispondenze uno a uno e prime forme di distribuzione

Il cestino dei tesori è un'attività perfetta per questo periodo di vita: rivolto a bambini in grado di stare seduti autonomamente (6-7 mesi) ha lo scopo di fornire una varietà di oggetti di uso comune pensati per stimolare tatto, vista, olfatto, udito, gusto e motricità e contrastare la tendenza a proporre oggetti strutturati. Il cestino dei tesori è composto da oggetti di uso comune, diversi per peso, consistenza, grandezza, forma, sapore, suono, colore, forma, lunghezza, lucentezza. La cosa più importante ed interesante è che tramite un'attività apparente semplice come questa, potrete incoraggiare il bambino a prendere decisioni, scegliere, confrontare e mantenere un ruolo attivo

Gioco euristico: rivolto a bambini dal secondo anno che hanno acquisito capacità di muoversi; consiste nel dare una grande
varietà di oggetti (casalinghi o di recupero) e contenitori i spazi e tempi controllati. Questo crea una situazione motivante che
soddisfa il bisogno di novità e scoperta, tiene conto che l’attenzione del bambino è mirata alle combinazioni e relazioni tra gli
oggetti (mettere dentro, tirare fuori, selezionare, classificare, ordinare in base ai contenitori). Non esiste giusto o sbagliato.
Il ruolo dell’adulto, come nel cestino dei tesori, è secondario; consiste nel facilitare il gioco predisponendo lo spazio e il tempo
necessari.


martedì 7 maggio 2013

Il gioco nei primi 2 anni di vita


Le origini del gioco
Il gioco alle origini è considerato “assimilazione pura” un processo cognitivo attraverso il quale i dati dell'esperienza vengono inglobati entro schemi mentali già acquisiti. Il gioco inizia quando il comportamento del bambino è guidato dal piacere funzionale di esercitare abilità già acquisite. Il corpo è la prima fonte di stimolazione: il neonato ha da subito un rapporto attivo con il mondo esterno, accoglie, cerca le stimolazioni organizzandole in unità sempre più complesse e articolate.
All'inizio il gioco è puro esercizio di schemi messi in atto per il “piacere funzionale connesso a questo esercizio”, tra il 2° e 3° mese c'è un diverso interesse nei confronti del corpo, iniziano i comportamenti ludici, vi è una forma di coinvolgimento attivo, attesa dell'effetto, segnali di piacere come le “stereotipie ritmiche” movimenti ripetuti in modo regolare (scompaiono verso i 12 mesi). La voce come fonte di gioco: piacere nell'emettere suoni variandoli.

Le interazioni ludiche faccia a faccia
2° mese: cambiamento riguardo le abilità sociali del bambino:
  • sostiene lo sguardo,
  • sorride e vocalizza in risposta alle stimolazioni,
  • attenzione prolungata,
  • aumento del controllo motorio
  • scambi vocali → protodialoghi
  • interazioni faccia a faccia presentano una struttura temporale regolare e ripetitiva
  • rispetto delle sequenze temporali regola dell'alternanza dei turni, c'è quindi una creazione di aspettative, la possibilità di verificarle; è importante ricordare che la variabilità mantiene attivo l'interesse e l'impegno cognitivo
5°- 6° mese: gli oggetti entrano a far parte dell'interazione adulto-bambino

Il gioco sociale nel primo anno di vita
I giochi sociali coinvolgono due persone e sono caratterizzati da una struttura convenzionale tipica:
  • presenza di una regola
  • ripetizione delle azioni
Il ruolo del bambino passa da spettatore a protagonista:
  • comprende le iniziative autonome
  • anticipa gli eventi riconoscendoli attraverso la posizione nella sequenza

Le origini del gioco tra bambini
Nel primo anno di vita i bambini sono aperti al contatto sociale con un coetaneo: interesse reciproco, interazione attraverso oggetti e imitazione reciproca.
Verso il secondo anno invece i bambini rispondono alle iniziative del compagno con azioni diverse ma coerenti; turni e ruoli interdipendenti.
I giochi sociali pongono il problema della necessità di condividere significati: il gioco sociale di finzione è la dimostrazione della capacità dei bambini di costruire insieme situazioni immaginarie.

venerdì 3 maggio 2013

Teorie sul gioco

Dato che in questo spazio si parla sostanzialmente di giochi, vorrei condividere con voi alcuni dei miei appunti relativi ad un corso che ho frequentato: metodologie del gioco e dell'animazione.

In particolare, in questi giorni, volevo soffermarmi sulla parte teorica del gioco, quella che sta sotto e che non si dovrebbe mai perdere di vista quando giochiamo con i bambini.

Oggi vi riporto i miei appunti sulle principali teorie sul gioco, un piccolissimo riassunto altrimenti ci vorrebbero libri interi, in quanto a parer mio sono molo interessanti per favorire una riflessione sul modo di giocare che abbiamo con i bambini e sul gioco dei bambini in generale.

Secondo Piaget il gioco si colloca sul “processo di formazione del simbolo” (col gioco i bambini si confrontano con una realtà immaginaria che conserva una relazione con la realtà) la realtà viene trasformata in funzione alle proprie motivazioni interne.
il gioco quindi ha 2 funzioni: 
  • consolidare capacità già acquisite
  • rafforzare il sentimento di poter agire sulla realtà (no insuccessi, no vincoli con le proprietà degli oggetti).

Vygotskij sottolinea l'importanza di affetti, motivazioni e circostanze;
  • il gioco permette di affrontare la tensione tra desideri: rappresenta la risposta ai bisogni non soddisfatti;
  • le cose perdono il loro potere vincolante, pensiero separato dagli oggetti, l'azione nasce dalle idee
  • il gioco apre una zona di “sviluppo prossimale”!!!!!
  • nel gioco prendono importanza le regole

Winnicot condusse uno studio sugli oggetti transizionali che permettono di affrontare l'ansia che emerge dal bisogno di conciliare il mondo interno con i vincoli della realtà esterna, gioco come esercizio di controllo sul reale

Mead considera il gioco come una delle condizioni sociali al cui interno emerge il Sè: processi di assunzione di ruolo, immaginare se stessi come altri, assunzione di prospettiva, vedere le cose dal punto di vista del personaggio di cui si è assunto il ruolo.

Bateson: gioco come palestra di abilità metacomunicative

Bruner sottolinea il rapporto tra gioco e strategie di soluzione dei problemi;

  • attività stutturate = grado maggiore di complessità cognitiva, motivazione all'esercizio di strategie di soluzione dei problemi
  • attività non strutturate = richiedono abilità sociali più indicate al fine di rafforzare la competenza sociale